Manuale di lingua italiana per sordi stranieri

Simona Bonanno, Enrico Dolza, Enrica Maglione
CARTMAN EDIZIONI

Recesione

Intervista tratta da:

http://www.comunitaitalofona.org/dl/portali/site/articolo/ContentItem-0852bddd-d795-401e-8966-9e4f6aff307d.html

Il "Manuale di lingua italiana per sordi stranieri" parte da una semplice considerazione: nell'apprendimento di una lingua le persone sorde e quelle straniere hanno molti punti in comune, fanno gli stessi errori. Ma allo stesso tempo gli strumenti degli uni non sono affatto adatti agli altri. Ne parliamo con Enrico Dolza.

Sordi e stranieri hanno molti punti di contatto per quanto riguarda la didattica dell'insegnamento dell'italiano come lingua seconda. Ma come vi è venuto in mente di lanciarvi in questa avventura?

L'Istituto dei Sordi di Torino si occupa da sempre di abilitazione linguistica delle persone sorde, non solo bambini ma anche adulti. Circa 10 anni fa abbiamo cominciato a ricevere sempre più richieste di percorsi formativi, individuali o di gruppo, per adulti o giovani sordi di recente immigrazione perchè nei consueti percorsi (ex 150 ore o nuovi CTP) gli strumenti concepiti per gli immigrati normo-udenti non erano affatto adatti a loro. In breve tempo ci siamo accorti che quella dei sordi stranieri era una vera emergenza sociale: giovani e adulti, spesso non istruiti nel loro paese di origine, non protesizzati e non riabilitati, necessitavano di percorsi intensivi e altamente specialistici in e di lingua italiana, per poterli integrare nella nostra società.

Quanti sono i sordi stranieri nel nostro Paese?

Non disponiamo di statistiche ufficiali, ma il numero degli iscritti ai nostri corsi ci indica che sono molti di più di quanto ci potremmo aspettare. I sordi in media sono uno su mille, ma con queste persone che provengono da ogni parte del mondo siamo al di fuori da ogni dato statistico epidemiologico, probabilmente per due fattori: nei Paesi del terzo mondo la percentuale di sordi è più alta a causa delle differenti possibilità di cura e diagnosi; esiste anche un'immigrazione mirata di persone disabili che cercano nel nostro Paese risposte migliori di quelle ottenuto in quello di provenienza. Noi abbiamo circa 20 iscritti all'anno, per la maggior parte giovani ultrasedicenni e adulti.

Quali sono gli strumenti e quali le metodologie didattiche per avvicinare queste persone alla nostra lingua?

Abbiamo applicato alcuni principi teorici della grammatica generativa:
 - mostrare la lingua senza spiegarla: non servono spiegazioni grammaticali esplicite per apprendere una lingua (quelle sono infatti riflessioni sulla lingua stessa che si possono fare DOPO non prima che uno abbia una competenza in tale lingua);
- mostrarla per scritto parchè abbiamo a che fare con persone sorde
- selezionare ciò che della lingua è particolarmente importante e difficile: la sintassi e la morfologia, piuttosto che il lessico;
 - mostrare la lingua attraverso le opposizioni: cioè mostrare il variare del significato con il variare della forma linguistica per coppie di strutture che variano di volta in volta per un solo elemento;
 - mostrare la lingua sempre all'interno di frasi di senso compiuto e mai i singoli elementi in modo isolato: ad esempio il lessico è sempre da far acquisire all'interno di frasi, mai in stringhe di lessico che può venir memorizzato ma non fatto proprio.

Siete soddisfatti dei risultati raggiunti? E come pensate di procedere ora?

Sì, siamo soddisfatti anche se tutto è sempre migliorabile e se comunque l'estrema eterogeneità dei nostri corsisti (per età, Paese di provenienza, tipo e grado di sordità, percorso educativo-riabilitativo precedente) rende necessario un continuo adattamento del manuale da parte del docente alla realtà del gruppo che ha di fronte.



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